Perché abbiamo vinto. Perché, probabilmente, vinceremo.

“Quando abbiamo cominciato a raccogliere le firme l’anno scorso, perché la legge sia uguale per tutti senza impedimenti illegittimi, per l’acqua, contro il nucleare, ci deridevano, sostenendo che era tempo perso e nel nostro stesso fronte ci davano dei pazzi e ci accusavano di fare un favore a Berlusconi”. Così Antonio Di Pietro in una intervista a Repubblica nella quale invita “i partiti a un gesto di umiltà davanti alla volontà degli elettori. Hanno votato il 57% degli italiani aventi diritto e, di questi, il 95% ha detto sì. Quando sento i leader del centrosinistra sostenere che è ‘una vittoria nostra’, penso sia una grande forzatura. Se domani mattina andassimo a votare non ci sarebbe un travaso di questi voti nel centrosinistra: dobbiamo quindi rispetto a quegli elettori che non ci voterebbero o non ci voterebbero ancora, ma che sui temi concreti hanno avuto il coraggio di scegliere non per partito preso, e di non andare al mare. Io che i referendum li ho promossi non ci metto il cappello e prego anche gli altri di non mettercelo. Se dovessimo fare a chi scaglia la prima pietra – cioè a chi è senza il peccato di avere dubitato dei referendum – non resterebbe nessuno”.

Ma come mai il Pd chiede a Berlusconi di dimettersi, Vendola di andare alle elezioni subito, e lei tace? “Non sto tacendo: voglio costruire un’alternativa a questo governo. So bene che questa alternativa sarà possibile se conquistiamo la fiducia della maggioranza degli elettori e non con politiche d`odio. Poiché ho dimostrato di sapere fare opposizione al governo Berlusconi con più determinazione di tanti altri, ora che siamo al crepuscolo del berlusconismo, abbiamo il dovere di ricostruire il Paese e questo si fa con un programma di governo e non con la politica urlata”.

Quindi fa autocritica? “No, nessun pentimento, sono orgoglioso di avere fatto opposizione ‘senza se e senza ma’. Ma a quelli che chiedono oggi le dimissioni di Berlusconi voglio dire: benvenuti nel club, io le ho chieste dal primo giorno, anche quando il Cavaliere ha tentato di comprarmi, offrendomi il posto di ministro egli ho detto di no senza fare inciuci, compromessi, o bilaterali“. E aggiunge: “Le dimissioni, ripeto, le chiedo da quindici anni ma non ora in relazione al risultato dei referendum e non per fare un favore a Berlusconi. Dobbiamo oggi seminare il consenso di domani”.

Aspetta che sia Bossi a dare la spallata a Berlusconi? “Non dobbiamo stare sul fiume ad attendere, ma costruire il programma dell’alternativa”.

Quindi ha visto Bersani per fare un cartello programmatico comune: dal programma si passerà alle liste comuni? “Intanto pensiamo al programma. C’è necessità di essere pronti al momento del voto che potrebbe essere domani o tra due anni. Su quella base vedremo i partiti che ne possono fare parte, tutti quelli che ci si riconoscono”.

Presenterà un’altra mozione di sfiducia al governo? “Non ci sono i numeri: c’è una differenza abissale tra la maggioranza degli italiani e la maggioranza in Parlamento ricattata o scilipotata. Questo governo finirà per consunzione e allora dobbiamo essere pronti”.

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