Di Pietro e i problemi di Verona (traffico, cemento, rifiuti)

Venerdì 2 dicembre si è svolta a Verona una riunione organizzata dalla Presidenza di Italia di Valori. Presso la sala congressi dell’hotel Leon d’Oro l’onorevole Antonio Di Pietro ha voluto incontrare gli eletti IDV del Veneto per fare il punto della situazione sulle problematiche locali, anche alla luce delle iniziative che il nuovo governo Monti sta paventando.

Ho lasciato ad altri colleghi la discussione in merito alle alleanze con gli altri movimenti politici del territorio, e ho approfittato della presenza di Antonio Di Pietro per mettere sul tavolo le criticità della “Verona di cemento e rifiuti” che tanti problemi sta creando ai nostri cittadini. Con un tempo tecnico contingentato (3 minuti) ho esposto al Presidente tutte le nostre preoccupazioni, soprattutto in merito all’utilizzo del project financing. Un’esposizione che ha lasciato di stucco sia Antonio Di Pietro che la platea dei presenti, per nulla consapevoli della drammatica situazione veronese. Qui di seguito trovate la traccia del mio discorso.

 

Mario Monti ha dichiarato recentemente che è necessario ridurre il rischio associato alle procedure amministrative e che un impulso all’attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture. Non solo, quindi, con gli incentivi fiscali stabiliti con la legge di stabilità ma è necessario, a suo avviso, intervenire sulla regolamentazione del project financing in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative, che protegga maggiormente dai “capricci della politica”.

Ma Verona è seriamente preoccupata per l’uso, anzi l’abuso di questa forma di finanziamento. La città al momento ha opere in progettazione per un valore di 20 miliardi di euro: traforo, inceneritore, mediana, le nuove autostrade Nogara-Mare e Tirreno-Brennero, il sistema delle tangenziali venete, la riqualificazione delle ex Cartiere di Basso Acquar, il Motorcity a Trevenzuolo, il Centro agroalimentare nello stesso comune, il District Park di Vigasio, l’interporto di Isola della Scala, il nuovo casello autostradale di Nogarole Rocca, la Tav sull’asse Milano-Venezia e l’Alta capacità lungo la ferrovia del Brennero. Un elenco di grandi opere, che insistono sul nostro territorio,a dir poco impressionante.

Per quasi tutte queste opere si parla di realizzazione tramite project financing e la maggior parte delle stesse sono fortemente contestate dai cittadini: non portano benefici al territorio e prevedono concessioni che arrivano fino a 50 anni. Sono opere con cui l’amministrazione che si impegna, attraverso la bozza di convenzione, a procurare traffico (con il traforo) e rifiuti (inceneritore) mentre le opere di compensazione consisteranno nella costruzione di alberghi e centri commerciali.

Riguardo al project financing, da molti considerato la panacea di tutti i mali amministrativi di comuni e province, ci auguriamo che i vertici e i parlamentari di Italia dei Valori intervengano a livello nazionale sugli aspetti indifendibili del project financing all’italiana che altro non è che un indebitamento pubblico mascherato, cioè l’intervento di capitali privati la cui redditività sia comunque garantita dallo stato. Di fatto, si tratta di un prestito in altra veste, solo dilazionato nel tempo in modo non trasparente, che permette la partecipazione all’opera esclusivamente alle imprese che dispongono di grandi capitali da investire (e chi ha, in Italia, tutti questi capitali? Facciamo un’attenta riflessione), mentre si cancellano di fatto le gare d’appalto che permettevano a tutti di poter partecipare e di far lavorare i propri dipendenti.

A proposito di quanto appena accennato, il procuratore Gian Carlo Caselli ha recentemente dichiarato che “la mafia fa affari anche qui in Veneto con edilizia, alberghi e usura”, mentre il capo della Procura veronese, Mario Giulio Schinaia, è recentemente intervenuto per sottolineare la delicatezza del momento: è proprio quando non uccide che la mafia sta facendo grandi affari, magari in qualche salotto buono; e l’alluvione dell’est veronese avvenuta l’anno scorso ha fatto brindare molti disonesti che vedono nelle disgrazie altrui l’ennesima occasione di illegalità.

Il project financing deve quindi essere ricondotto al suo ruolo: un ruolo dove il privato si assume il rischio di impresa senza scaricarlo sull’amministrazione pubblica, mentre la politica “deve” poter controllare le procedure amministrative e, assieme alla società civile, deve diventare l’occhio vigile contro queste immani speculazioni senza venire sistematicamente delegittimata del proprio ruolo.

Commenti

Powered by Facebook Comments


Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>